Alessandro Zizzari
Ha aperto La Mara nel novembre 2025. Prima — e ancora — è l'anima del Bar Moro, due numeri più in là, in via degli Ammirati 10: anche quello un nome tenuto com'era per rispetto di chi lo portava.
Vineria con cucina · Lecce, centro storico
Una sala al piano terra di Palazzo Andretta, col nome di una leccese che tutti conoscevano e quasi nessuno nominava. Si beve, si mangia, si guardano i quadri alle pareti.
Non è un ristorante e non è solo un bar. È una vineria con cucina: si entra per un bicchiere e si finisce per ordinare un tagliere, si arriva in due e si finisce sul divano in sei. Le poltrone sono vere, i tavoli sono alti e bassi, e sulle pareti c'è sempre la mostra di qualcuno.
Nessuna tessera, nessun ingresso: si entra e basta.
Perché ci chiamiamo così
Antonio Lanzalonga nasce a Lecce nel 1932 e sceglie per sé il nome La Mara. A vent'anni lascia la città — il Cadore, Roma, poi Genova — e torna dopo la legge Merlin, quando le case chiuse smettono di esistere. Nel centro storico compra gli immobili più malandati, quelli che nessuno voleva, e li affitta a chi una casa non poteva permettersela: migranti, famiglie in dieci dentro un basso, chiunque bussasse.
Per mezzo secolo il suo quartier generale è stata una casetta semi diroccata dietro la chiesa greca, alle Bombarde, e la piazzetta delle Giravolte il suo regno. I leccesi sopra i quarant'anni sanno tutti chi era. È morta nel 2001 lasciando quello che aveva alle monache di clausura, e da allora è finita in un documentario, in una canzone e in decine di racconti da bar — mai in una targa.
Non abbiamo aperto un museo. Abbiamo messo il suo nome sulla porta, la sua Mini Chic nel cortile e qualche fotografia in sala, perché una città che ricorda solo i suoi santi si ricorda a metà.
«Sono sempre stato attratto dai personaggi di una Lecce ormai scomparsa, persone spesso ai margini ma con una storia particolare, che quasi mai hanno avuto modo di raccontare.»
Cucina
La carta è corta di proposito: poche cose, fatte con quello che il fornitore porta quel giorno. Si ordina anche tardi — la cucina resta accesa fino a mezzanotte.
Il piatto che i clienti nominano per primo quando raccontano la serata. Chiedetelo: cambia con quello che c'è.
L'altro nome di casa, preso in prestito dal quartiere dove La Mara ha passato mezzo secolo.
Il modo più semplice di stare tre ore a tavola. Si compongono per due o per sei, con il pane e quello che ci va sopra.
Da mangiare in piedi al banco o sul divano, mentre si decide se fermarsi a cena.
Calde, da dividere. La scelta giusta quando siete arrivati per un bicchiere e sono le dieci passate.
Per chi ha fame vera e non ha voglia di fare il giro lungo del menu.
Allergie o intolleranze: ditelo quando ordinate, la cucina è piccola e si adatta.
Da bere
La carta non è ferma sul Salento. Ci sono i vini di qui, perché siamo a Lecce, ma accanto trovate bottiglie del resto d'Italia e di fuori — e una parte di produttori naturali che cambiano spesso. Se non sapete da dove partire, chiedete a Rebecca: è il motivo per cui metà dei clienti torna.
Siamo una delle tappe di Vini Vaganti, la rassegna itinerante leccese in cui i produttori girano i locali e versano di persona: da noi sono passati Enoz dalla Campania e Distina dall'Emilia Romagna. Quando succede lo scriviamo su Instagram qualche giorno prima.
Una rotazione di bianchi, rossi e bollicine aperti ogni sera, per assaggiare senza aprire una bottiglia intera.
Italia ed estero, con una sezione di vini naturali che si muove con le stagioni e con i produttori che passano.
Perché non tutti al tavolo bevono vino, e nessuno deve accontentarsi dell'acqua.
La sala
Colonne in pietra leccese, soffitti alti, tende blu fino a terra. Gli arredi sono quasi tutti di recupero, messi insieme uno alla volta: divani Chesterfield rossi, tavoli tondi laccati, sedie impagliate, un giradischi acceso sulla consolle.
Spazio La Mara
Le pareti della sala sono uno spazio espositivo vero, con illuminazione dedicata e una curatela: se ne occupa Luisa Carlà. La prima mostra ha messo insieme tre artisti pugliesi — Tatiana Cardellicchio con la fotografia, Enrica Ciurli e Lisio Ferri con la pittura — su un tema che ci somigliava: il contatto, l'incontro, quello che si scopre stando vicini.
L'idea è semplice: l'arte non deve per forza stare in un museo. Qui la si guarda con un bicchiere in mano, e le opere si possono comprare. Se una vi interessa chiedete in sala, vi diciamo chi l'ha fatta e quanto costa.
Cosa succede
Quando cambia l'esposizione si apre con l'artista in sala. Si entra liberamente, si beve e si chiede.
Chi scrive a Lecce viene a raccontarlo qui, seduto sui divani invece che dietro un tavolo con il microfono.
La rassegna itinerante sui vini naturali: i produttori girano i locali della città e versano di persona. Noi siamo una delle tappe.
Compleanni, cene di lavoro, rimpatriate. La sala è grande: chiamate qualche giorno prima e vi teniamo l'angolo giusto.
Le date le annunciamo sul profilo Instagram @vinerialamara, di solito una settimana prima.
Chi c'è
Ha aperto La Mara nel novembre 2025. Prima — e ancora — è l'anima del Bar Moro, due numeri più in là, in via degli Ammirati 10: anche quello un nome tenuto com'era per rispetto di chi lo portava.
In sala. È quella a cui si chiede «cosa mi fai bere stasera», e nelle recensioni la nominano per nome più del menu.
In sala e dietro il banco. Cocktail, consigli e la capacità di accorgersi che il bicchiere è vuoto prima che lo diciate.
Domande
Tutti i giorni, dalle 18:00 a mezzanotte. Non facciamo giorno di chiusura. La cucina lavora per tutta la serata, quindi si può cenare anche alle undici.
In via degli Ammirati 8, nel centro storico di Lecce, al piano terra di Palazzo Andretta. Il riferimento più semplice è il Museo Storico della Città: siamo lì accanto, dalla parte della statua di Fanfulla. A piedi da piazza Sant'Oronzo sono pochi minuti.
Sì, ed è il motivo per cui molti entrano. Non c'è un ordine minimo e non serve mangiare: ci si siede al banco o sul divano, si beve e si sta. Poi capita quasi sempre che arrivi anche un tagliere.
Nel fine settimana e nelle sere di mostra conviene: la sala è grande ma i divani finiscono presto. Basta una telefonata al 353 398 0804. Per gruppi sopra le sei persone chiamateci con un paio di giorni di anticipo.
Siamo su una fascia media: un calice e un tagliere da dividere restano una spesa normale per una serata in centro. Il conto lo fa la bottiglia che scegliete, non il coperto.
Sì. Sono di artisti veri, la mostra cambia, e i prezzi si chiedono in sala. Nessuno vi guarderà male se entrate solo per vederle.
Apriamo alle 18, quindi la prima ora e mezza è di fatto l'aperitivo: calice, crostini, qualcosa da spilluzzicare. Poi la serata scivola nella cena senza che nessuno cambi tavolo.
Il grosso della sala è dentro, ed è la parte bella: colonne, divani, quadri. Per il cortile e i posti all'aperto conviene chiedere quando chiamate, perché cambia con la stagione.
Dove siamo
Centro storico di Lecce, accanto al Museo Storico della Città. In auto conviene lasciare fuori dalle mura e fare gli ultimi cento metri a piedi: la via è stretta e serale.